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Roma: la bellezza dei sotterranei di Trastevere

Che strano associare il rione “oltre il Tevere” (trans Tiberim, da cui Trastevere), noto, in questo periodo certamente un po’ meno, per la sua movida, ad una discreta presenza di “parrocchie” paleocristiane.

Parliamo di tituli per l’esattezza, ossia chiese con tanto di servizi alla cittadinanza appunto sorte nel periodo in cui la Chiesa di Roma rappresentava ormai un’istituzione organizzata e protetta dall’autorità imperiale.

Per poterne vedere due, di esse, occorre scendere di qualche metro sotto l’attuale quota stradale: due tesori archeologici sotterranei legati alle odierne chiese di S. Crisogono e S. Cecilia.

 

 

Trastevere

Trastevere

Il percorso dei sotterranei di Trastevere

 

Si comincia con la prima, in piazza Sonnino, proprio all’inizio di viale Trastevere.

Esternamente, un edificio degli anni Venti del Seicento, sotto di esso, a sei metri di profondità, quanto resta (non poco) della sua prima, lunga fase, compresa tra l’inizio del V secolo e i primi anni del XII. Parliamo di secoli attraverso i quali il tempio cristiano venne più volte restaurato.

Murature di un’epoca (V secolo) in cui ancora regnavano gli imperatori romani che incontrano affreschi di un’era successiva (VIII secolo), quella che tutti abbiamo studiato a scuola come il momento dell’alleanza fra il pontefice di Roma e i Franchi, “barbari” graditi ai cristiani perché cristiani puri essi stessi, difensori della Fede e procuratori di terre che andavano ingrandendo il patrimonio del Papa, che sentitamente ringraziava.

E ancora, pitture parietali di un’età ulteriormente successiva: affreschi di XI secolo che, con la scusa di presentarci un personaggio chiave della storia medievale insospettabilmente legato alla zona di Trastevere.

Infatti essi permettono di capire lo sviluppo dei programmi pittorici delle chiese romane del pieno Medioevo, programmi pittorici (neanche a dirlo) dagli intenti propagandistici (anche i santi possono aiutare in questo).

Da tener presente che l’estensione del sito ipogeo, pur tra muri più moderni innalzati per meglio garantire la tenuta della soprastante chiesa, è notevole.

Una struttura che vi sarebbe apparsa piuttosto grande, fittamente decorata lungo le sue pareti.

Al principio del XII secolo il titulus di S. Crisogono venne programmaticamente “tappato” al di sotto del nuovo tempio cristiano che da allora sarebbe giaciuto sulla quota moderna.

Era al sicuro dalle continue inondazioni del vicino Tevere proprio perché portato ad un livello stradale più alto.

 

                                         

 

Trastevere: i sotterranei di Santa Cecilia

 

I sotterranei di S. Cecilia sono, per certi versi, più suggestivi di quelli di S. Crisogono, per altri, più sfuggenti.

Più suggestivi perché le sue rimanenze archeologiche ipogee presentano cronologie ben più antiche di quelle del sito in piazza Sonnino.

Infatti parte da un pavimento del 100 a.C. circa di una domus, ossia una casa di riguardo, precedente la “parrocchia” cristiana la quale avrebbe sfruttato parte dell’antica abitazione di lusso.

Più sfuggenti perché la conformazione della chiesa sotterranea non è così chiara come nel caso di S. Crisogono.

Il titulus di Cecilia venne istituito verso la metà del V secolo e “appena” 400 anni dopo, con papa Pasquale I, sarebbe stato abbandonato in favore del nuovo edificio costruito al di sopra di esso.

Infatti, ciò che si vede oggi è una chiesa di fine Settecento che in alcuni casi, letteralmente, nasconde la fabbrica pasqualiana.

Difatti all’interno degli odierni pilastri che scandiscono le tre navate di S. Cecilia restano le colonne del tempio di Pasquale I.

Cosa c’è di interessante, dunque, nei sotterranei di S. Cecilia?

Mosaici pavimentali di fattura ed epoche diverse.

Un deposito di grano organizzato in pozzi fasciati in muratura (di nuovo riferibile alla domus).

Reperti collegati direttamente alla storia della santa a cui sarebbe stato intitolato il titulus, Cecilia, martire e patrona dei musicisti.

Una cripta molto graziosa pur nel suo rifacimento del primo Novecento.

 

 

Misteri nascosti dei sotterranei di Trastevere

 

Trastevere cela altri sotterranei, purtroppo non più visitabili.

Parliamo della caserma della VII coorte dei vigili, datata al II secolo dopo Cristo, a circa otto metri di profondità tra via di Montefiore e via della VII Coorte.

Augusto, primo imperatore, istituì il corpo dei vigiles, figure svolgenti il ruolo che oggi definiremmo di vigili del fuoco e polizia notturna, ossia preposta al controllo dei crimini solitamente perpetrati nottetempo.

Tale corpo venne suddiviso in sette coorti, ciascuna con la sua caserma più varie stazioni di guardia.

Di certo i vigiles della VII ebbero un gran da fare, considerando che Trastevere, sulla quale prestavano servizio, era forse la zona della città più popolosa.

Il sito archeologico della caserma conserva uno spazio comune (di norma, area originariamente a cielo aperto) occupato da una grande fontana, tipico nelle caserme, con ambienti affacciati lungo di esso, verosimilmente gli alloggi dei vigili.

Uno slargo rettangolare posto sul perimetro dello spazio comune rappresentava, diremmo, una piccola cappella, ovviamente in senso pagano.

Solitamente queste situazioni erano per il culto degli imperatori (come nella caserma dei vigiles ad Ostia antica) oppure, come nel caso trasteverino, per il genius della caserma, vale a dire la divinità posta a protezione dell’ambiente stesso.

E poi ci sono luoghi, a Trastevere, di cui si ha soltanto notizia, ormai perduti tra le strade dell’odierna città.

Parte di piazza in Piscinula corrisponde ad un’area su cui sorgeva la domus della gens dei Anicii.

Probabilmente questo nome vi dice poco, ma discendente di questa famiglia era proprio l’insospettabile frequentatore di una Trastevere ancora tardo antica a cui si è accennato prima, il personaggio tra quelli chiave della storia medioevale.

Per saperne vi aspettiamo nella nostra fantastica visita guidata dei sotterranei di Trastevere.

I SOTTERRANEI DI TRASTEVERE

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